Abbiamo ancora tutti negli occhi i gesti che Graziano Pellè ha rivolto al portiere tedesco Neuer prima di tirare il suo calcio rigore durante il quarto di finale dell’Europeo tra Italia e Germania. Pellè sistema la palla sul dischetto, sorride sicuro, dice qualcosa a Neuer e poi mima il gesto del cucchiaio.
Qualche secondo dopo il giocatore tirerà il rigore e lo sbaglierà. L’attaccante italiano è stato fortemente e aspramente criticato per i suoi gesti prima di tirare il calcio di rigore: sbruffone, bulletto, arrogante, presuntuoso.
Devo dirvi che quando ho assistito alla scena non ho pensato tanto al fatto che Pellè stesse facendo lo sbruffone ma piuttosto mi sono preoccupata perché quell’atteggiamento denotava una totale assenza di concentrazione, il giocatore non era affatto focalizzato sul gesto che stava andando a compiere ma si stava facendo distrarre da quello che stava avvenendo nella sua testa.

“L’avversario nella tua testa è molto più pericoloso di quello dall’altra parte del campo” diceva Tim Gallwey.

Quando si gioca ad alti livelli, in competizioni internazionali, davanti a milioni di persone, nessun giocatore può prescindere da una preparazione mentale che lo metta nelle condizioni di gestire situazioni emotivamente molto forti e cariche di stress.

Credo che Pellè sia stato incapace in quel momento di governare i propri pensieri e le proprie emozioni di rimanere quindi focalizzato sul gesto che doveva compiere.

La concentrazione è la capacità di dirigere l’attenzione sull’obiettivo che si vuole raggiungere in quel momento, senza distrazioni e pensieri estranei.
Uno dei segreti per rimanere concentrati è quello di imparare a controllare i propri pensieri e cioè avere un buon dialogo interno che permetta di utilizzare i pensieri in modo tale da riuscire ad influenzare positivamente le proprie prestazioni. I pensieri sono una delle maggiori fonti di distrazione per un giocatore, quando ci sono pensieri negativi e disturbanti la mente è inquieta, il corpo rigido e questo impedisce una esecuzione fluida dell’azione che si sta andando a compiere.

Un’altra cosa fondamentale per restare concentrati è quella di rimanere nel “qui e ora” e quindi impedire alla mente di ritornare su situazioni passate o di immaginare scenari futuri. Una delle cose peggiori da fare in quei momenti è per esempio provare ad immaginare le conseguenze di un eventuale errore o chiedersi: “e se sbaglio?”.
La cosa migliore da fare è rimanere focalizzati su quello che si deve fare e si vuole ottenere in quel preciso momento dal gesto che si sta andando ad eseguire.

Dunque che cosa avrebbe potuto fare il giocatore per evitare di incorrere in comportamenti poco produttivi e rimanere focalizzato?

  • Decidere da prima dove tirare.
    Un giocatore non dovrebbe mai arrivare sul dischetto senza sapere da che parte tirare. La decisione va presa prima di posizionare, aspettare che il portiere si muova diminuisce le chance di riuscita. Ricordate Totti e e la sua famosa frase “Mo je faccio er cucchiaio”?. Lo decise e lo fece.
  • Utilizzare al meglio il tragitto per arrivare alla palla.
    Ci sono diversi metri che separano il giocatore dal dischetto, durante quel tragitto si possono mettere in atto una serie di azioni, a livello mentale, funzionali all’esecuzione del tiro: caricarsi con delle frasi positive e quindi utilizzare il dialogo interno in maniera funzionale; visualizzare nella mente il tiro che si vuole eseguire; usare la postura per richiamare uno stato d’animo funzionale a quel momento. Ovviamente sono tutte tecniche che devono essere allenate e preparate accuratamente prima della gara.
  • Crearsi una routine.
    Avete mai visto un giocatore di basket prima di un tiro libero o un tennista prima della battuta? Avrete certamente notato che prima del tiro compiono sempre la stessa sequenza di gesti, molti pensano che si tratti di scaramanzia in realtà è un tecnica che serve a mantenere alta la concentrazione e sotto controllo l’ansia.
    La routine non è altro che una serie di gesti, pensieri o immagini mentali che l’atleta ha ben codificato e allenato e che dovrà ripetere ogni volta che si trovi a compiere un determinato gesto. Mettere in atto quella sequenza di azioni permette all’atleta di mantenere un attenzione focalizzata e di limitare pensieri disturbanti e distrazioni.

“Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore…”, cantava De Gregori. Io penso invece che sia  proprio la cura del particolare che distingue un campione da un semplice atleta. Se vuoi essere un campione devi affiancare alla preparazione fisica e tattica anche un adeguata preparazione mentale che ti permetta di fronteggiare adeguatamente le situazioni più stressanti ed emotivamente intense.