Si sono da poco conclusi i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Un’edizione storica per l’Italia, per aver conquistato il numero record di medaglie, ma soprattutto per alcune straordinarie imprese, tra cui la vittoria di Marcell Jacobs nel 100 metri di atletica e quella della staffetta 4×100 composta dallo stesso Jacobs, da Filippo Tortu, Lorenzo Patta e Eseosa Desalu.

Ma questa è stata anche l’olimpiade in cui si è parlato tanto di salute e preparazione mentale degli atleti.
A partire da Simone Biles, campionessa americana di ginnastica, che al suo esordio nella gara del volteggio si ritira dopo il primo salto, dichiarando successivamente:

Devo concentrarmi sul mio stato mentale e non mettere a repentaglio la mia salute e il mio benessere. Non appena salgo in pedana siamo solo io e la mia testa e li ci sono demoni con cui devo confrontarmi.

Qualche giorno prima dell’inizio delle olimpiadi la ginnasta americana aveva scritto sul suo profilo Instagram di sentire il peso del mondo sulle spalle.

C’è poi Naomi Osaka tennista giapponese, numero due del ranking, che già qualche mese fa decise di ritirarsi dal Roland Garros per prendersi cura della propria salute mentale. Alle Olimpiadi nel suo paese di origine non ha voluto rinunciare, è stata anche la tedofora che ha acceso la fiamma, ma l’atleta non è riuscita ad andare oltre gli ottavi, perdendo dalla numero 42 del ranking e mostrando ancora grosse difficoltà a livello emotivo e mentale.

Che si tratti di un campione che gareggia ad alti livelli o un amatore che vuole migliorare le proprie prestazioni, è ormai evidente come la componente mentale non possa più essere trascurata e che il solo allenamento fisico, tecnico e tattico non sia più sufficiente.

Ma su cosa lavora un Mental Coach con un atleta?

Partiamo dal presupposto che un atleta è un essere umano, ed è sulla persona che bisogna lavorare per liberare il potenziale dell’atleta. E’ proprio il caso di Marcell Jacobs che da circa un anno lavora con una Mental Coach che lo ha aiutato a liberarsi di alcuni blocchi che gli impedivano di esprimersi al suo massimo.
Il lavoro del coach è un lavoro a togliere, ridurre le interferenze interne quali paure, pensieri negativi, ansia, convinzioni limitanti, insicurezza. Una volta rimossi questi ostacoli le potenzialità dell’atleta trovano un terreno fertile nelle quali essere allenate e migliorate.

Anche Luigi Busà, medaglia d’oro a Tokyo nella specialità Kumite del Karate, ha dichiarato di essersi preparato all’Olimpiade lavorando con un Mental Coach.

Sto lavorando molto a livello mentale. Ho un Mental Coach che mi segue e stiamo lavorando su come approcciare al meglio questa avventura.

L’approccio mentale ad un appuntamento sportivo è quindi di primaria importanza e in molti casi, a causa di blocchi e insicurezze, atleti al top della forma falliscono un obiettivo inseguito da anni; allo stesso tempo atleti con caratteristiche e doti fisiche inferiori riescono a primeggiare, sfruttando lo stato mentale positivo e libero da tensioni. Una tensione mentale, infatti, si ripercuote sempre sul corpo. Se la mente è inquieta il corpo è rigido e difficilmente porterà a una buona prestazione.

Se a livello professionistico la figura del Mental Coach è ormai comunemente inserita tra i membri di uno staff, non dobbiamo pensare che il Coaching Sportivo sia ad esclusivo appannaggio di chi gareggia ad altissimi livelli. Ad ogni livello si può lavorare sull’aspetto mentale ed emotivo per ottenere il massimo dalle proprie prestazioni. Per questo è importante che già a livello giovanile si aiutino i ragazzi in questo senso, lavorando per esempio sul riconoscimento e la gestione delle emozioni.

Di recente ho lavorato con una giovanissima ginnasta che si stava approcciando ad un cambio di categoria e stava manifestando alcuni blocchi e delle paure. Ho lavorato con lei sul riconoscimento e la comprensione della paura e un giorno durante una sessione mi ha raccontato che era riuscita finalmente a realizzare un elemento che la spaventava molto.
Quando le ho chiesto come c’era riuscita mi ha detto portandosi le mani al cuore:

Ho preso la paura, l’ho appallottolata e l’ho lanciata lontano.

I bambini hanno una straordinaria creatività e capacità di trovare le proprie soluzioni se stimolati e supportati.
Un lavoro di questo tipo può aiutare ad evitare di arrivare a punti di rottura come quelli sopra citati, permettendo inoltre di affrontare delle tematiche che si riveleranno utili non solo in ambito sportivo ma in tutte le aree della propria vita.