La delegazione italiana di atletica leggera non aveva mai vinto 5 medaglie d’oro ad un’Olimpiade.
Ne aveva vinte 3 a Mosca nel 1980 e a Los Angeles nel 1984.
L’ ultima medaglia d’oro vinta, prima dell’edizione di Tokyo 2020, fu a Pechino nel 2008 con Alex Schwazer nella marcia 50km. L’Italia arrivava anche da due edizioni molto deludenti ai mondiali, dove vinse appena due medaglie di bronzo.
Insomma non possiamo certo dire che negli ultimi 20 anni l’atletica italiana abbia goduto di buona salute.

Com’è potuto succedere allora di arrivare a vincere 5 medaglie d’oro a Tokyo e realizzare l’incredibile impresa di vincere i 100m e la 4×100?

E’ il primo Agosto, Gianmarco “Gimbo” Tamberi si prepara ad affrontare la finale del salto in alto. Sono stati 5 lunghissimi anni per Tamberi che non poté partecipare alle Olimpiadi di Rio nel 2016 a causa della rottura del tendine di Achille una settimana prima.
5 anni di sofferenza, 5 anni di sacrifici, 5 anni in cui dentro di lui nasce e cresce una vera e propria ossessione: vincere la medaglia d’oro a Tokyo.
In gara con lui c’è l’atleta più in forma del momento, medaglia d’oro ai mondiali del 2019, Mutaz Essa Barshim.
I due conducono una gara pressoché identica, saltando le stesse misure e chiudendo la gara in assoluta parità.
A questo punto possono scegliere: giocarsi lo spareggio o vincere entrambi la medaglia d’oro.
Senza alcuna esitazione scelgono la seconda opzione e Tamberi si lascia andare ad un’esultanza che è un mix di gioia e liberazione.

Ad assistere al trionfo e alla gioia irrefrenabile di Tamberi c’è Marcell Jacobs, primatista italiano nei 100 metri. I due sono molto amici e la sera prima scherzavano insieme sulla possibilità di vincere entrambi la medaglia d’oro. Sì, perché Jacobs è in pista che si scalda per la sua finale dei 100 metri mentre guarda sullo schermo dello stadio le immagini del trionfo di Tamberi.

Dopo la gara Jacobs dichiara:

Vedere la vittoria di Tamberi mi ha caricato. Ho pensato, se lui l’ha fatto posso farlo anche io e ho corso più veloce che ho potuto.

Non solo ha corso più veloce che ha potuto, ha corso più veloce di tutti, vincendo la gara e registrando il nuovo record italiano. Nessun italiano aveva mai corso una finale dei 100m.

Il giorno dopo Vanessa Ferrari, ginnasta, vince la medaglia d’argento al corpo libero. Anche lei viene da anni difficili e da tanti infortuni. A fine gara scrive sul suo profilo Instagram:

Ci ho provato più volte e il destino sembrava una beffa, gli infortuni che mi hanno spezzata. Ma io volevo ancora una volta la possibilità giocarmi ancora le mie carte e non ho fallito! É storia, una medaglia che fa la storia! Queste sono le OLIMPIADIIIII.
Italia c’è la magia nell’aria la sentite?

La magia nell’aria la sente anche Massimo Stano che il 5 Agosto trionfa nella 20 km di marcia.

Negli ultimi chilometri mi ripetevo: sono il più forte. E quando ho visto Jacobs e Tamberi vincere insieme, ho pensato: cos’hanno loro in più di me?

Il giorno dopo arriva anche la medaglia d’oro nella 20 km di marcia con Antonella Palmisano, è la prima volta d’oro per la marcia femminile italiana.

Tamberi, Jacobs, Stano, con i loro successi, mi hanno dato una carica pazzesca: lì ho capito che niente è impossibile.

 

Il 6 agosto tocca alla staffetta 4×100, ai blocchi di partenza Marcell Jacobs, Filippo Tortu, Lorenzo Patta e Eseosa Desalu.
I quattro si sono allenati pochissimo insieme ma riescono nell’impresa di portare a casa uno storico oro per l’Italia.

La cosa più bella che è successa è che prima della gara ci siamo detti di vincere questa medaglia d’oro, ci abbiamo creduto fino in fondo ed è fantastico.

Dirà Jacobs dopo la gara.

La magia della quale parlava Vanessa Ferrari è la consapevolezza che niente sia più impossibile.

Ma com’è potuto accadere che l’impossibile sia improvvisamente diventato possibile per i nostri atleti?

L’11 maggio 1954 Roger Bannister, mezzofondista britannico, stabilì un record storico per l’atletica leggera: correre un miglio nel tempo di 3 minuti, 59 secondi e 4 decimi. Ciò che rese leggendaria l’impresa fu il fatto che nel mondo dell’atletica leggera dell’epoca era convinzione comune che scendere sotto i quattro minuti per correre il miglio fosse umanamente impossibile.

Questa credenza collettiva risaliva alla prima metà dell’Ottocento un grande luminare dell’epoca, scrisse, in un studio relativo alle capacità cardiache, che portato a superare quel limite, il cuore sarebbe esploso all’interno della cavità toracica.

Oltre un secolo dopo tutto il mondo sportivo credeva assolutamente impossibile fare ciò che Roger Bannister invece realizzò.

La gente spesso definisce impossibili cose che semplicemente non ha mai visto.
Citazione dal film “Al di là dei sogni”

La parte più straordinaria della storia è però ciò che accadde subito dopo l’impresa di Bannister: l’anno successivo più di trentacinque atleti corsero il miglio al di sotto dei quattro minuti, e nell’arco di tre anni ci riuscirono in oltre trecento.

Quello che per secoli era stato impossibile a milioni di atleti era diventato improvvisamente alla portata di tutti.

Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa.
Albert Einstein

Quando qualcuno dimostrò che ottenere quel risultato era possibile, cambiando il sistema di credenze di migliaia di mezzofondisti, molti di questi riuscirono improvvisamente a realizzarlo.
Credere che si potesse fare aveva improvvisamente fornito loro un accesso a risorse fisiche e mentali fino a quel momento inutilizzate, il cosiddetto potenziale latente.

E così a Tokyo 2020 la vittoria di Gianmarco Tamberi e il modo in cui è arrivata, ha innescato un circolo virtuoso.
Come in una staffetta dove, al posto del testimone, ci si passa la consapevolezza di potercela fare.

Vanessa Ferrari l’ha chiamata magia ma c’è una spiegazione a tutto questo molto più logica e razionale, si chiama ciclo del successo. Si parte del presupposto che quando una persona ha una forte convinzione farà di tutto per confermarla.

Essere persuasi di poter arrivare a ottenere qualcosa spinge la mente umana a cercare quante più risorse possibili per realizzarla. Maggiori sono le risorse che troviamo e su cui investiamo, e più saranno le azioni che potremo compiere per raggiungere ciò in cui crediamo. Le azioni determinano i risultati che ottieni e i tuoi risultati danno forma e rafforzano le tue convinzioni.

Dunque è sufficiente credere in qualcosa per ottenerla?

Assolutamente no! E diffidate di chi vi dice il contrario.
Non è sufficiente pensare di essere in grado di fare una cosa per portarla a termine con successo, ma è comunque una condizione necessaria.
Per poter guidare un’auto dobbiamo metterla in moto, essere convinti di potercela fare è come girare la chiave e avviare il motore.