“E che cos’è la felicità se non vivere in conformità a se stesso?
L’aquila chiede forse delle penne d’oro? Il leone ambisce ad avere artigli d’argento?
O forse il melograno desidera che i suoi chicchi siano pietre preziose?”
Henrik Ibsen

La Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio 1776 stabilisce che “a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità”.
La ricerca della felicità, la letteratura è vastissima sull’argomento a partire da Epicuro, molti grandi filosofi e pensatori della storia hanno scritto su questo argomento.

Ma a quanto pare ancora nessuno è riuscito a disegnare la mappa che porta al “tesoro” felicità.
Forse perché il concetto di ricerca di felicità è fuorviante, da l’idea di qualcosa che si trova all’esterno, che si conquista, io invece mi sento più in linea con il pensiero di Martin Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, che parla di “costruzione della felicità”. Il principio fondamentale sul quale poggia la psicologia positiva, si basa infatti sul concetto che le persone sono le artefici della propria felicità e quindi direttamente responsabili delle emozioni che provano. Ma in che modo?

In una delle sue opere più famose, La Repubblica, Platone racconta il Mito di Er.
Er,  soldato valoroso originario della Panfilia, muore  in battaglia. Com’era tradizione il suo corpo venne raccolto e portato sul rogo. Mentre stava per essere arso, Er, si risvegliò dal sonno mortale e raccontò quello che aveva visto nell’aldilà. Il guerriero raccontò del pellegrinare delle anime e del momento in cui a queste viene concesso di reincarnarsi scegliendo la vita che vorranno vivere. Le anime una volta reincarnate non ricordano quanto vissuto nell’aldilà e quindi dimenticano la loro scelta. Per questo ogni anima riceve un daimon, un genio tutelare, che ha il compito di sorvegliare e di far si che la vita prescelta si realizzi.
Il demone è il destino ed è il carattere di ciascuno, se non lo assecondiamo saremo infelici e saremo colpevoli della nostra infelicità. Per Platone dunque la felicità è l’ Eudaimonia, l’accordo con il proprio daimon.

In sostanza per essere felici non bisogna tradire la propria natura, bisogna seguire le proprie inclinazioni e dare vita a ciò che si è veramente.
Per Abraham Maslow l’individuo felice è colui che  giunge alla propria autorealizzazione, al pieno sviluppo delle proprie potenzialità, colui che diventa ciò che è, non un semplice adattato.

Secondo la Psicologia Positiva la nostra sofferenza non deriva dal male, ma da un bene che non riesce a esprimersi. Da una felicità che preme per realizzarsi. Il malessere è il segno e il simbolo delle potenzialità represse che premono per essere valorizzate. Non siamo infelici perché non troviamo la felicità; la felicità è dentro di noi e se non riusciamo a esprimerla protesta e ci fa soffrire. Per vivere bene occorre essere in armonia con la propria natura. La sofferenza psicologia è spesso il risultato di una rinuncia a se stessi.

Secondo Erich Fromm, psicanalista tedesco, “Il compito principale della vita di un uomo è di dare alla luce se stesso”.

Dunque come si costruisce la propria felicità?
Bisogna partire dal motto socratico “Conosci te stesso”, ciò che conosciamo di noi stessi è infatti solo lo strato più superficiale del nostro essere. Conoscersi davvero vuol dire capire chi siamo veramente, capire qual è lo scopo della nostra vita, le nostre risorse, le nostre virtù, quali sono le nostre potenzialità e come possiamo svilupparle. Conoscersi significa compiere un viaggio che abbia come meta la scoperta di come siamo fatti veramente, di quali sono le nostre caratteristiche più autentiche, quelle che ci hanno accompagnato fin dal principio anche se sono rimaste nascoste dentro di noi. Dobbiamo fare pulizia, liberarci di tutti gli orpelli morali, le identificazioni, le convinzioni assimilate dall’esterno, i modelli etc. Togliamoci di dosso ciò che non è nostro.

Felicità = identità.

Compiuto questo passo fondamentale, ognuno di noi sarà libero di scoprire quali altri elementi contribuiscono a creare la propria felicità.
Io ho individuato i miei “ingredienti”, per esempio dedicarmi a ciò che amo fare, essere grata, occuparmi della mia crescita personale e contribuire a quella degli altri…e tu cosa stai facendo per costruire la tua felicità?