Nel precedente articolo ho introdotto il concetto di Intelligenza Emotiva intesa come “La capacità di controllare i sentimenti e le emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni” (Salovey, Mayer, 1990). Ho inoltre spiegato come, secondo Daniel Goleman, portare intelligenza nelle proprie emozione implicasse l’utilizzo di diverse abilità. Una di queste è il saper controllare le proprie emozioni. Questa abilità si basa sulla capacità di riconoscere le proprie emozioni ossia sull’autoconsapevolezza (di cui ho parlato nell’articolo precedente). Per esempio, se voglio imparare a controllare e a non farmi sopraffare dall’ansia dovrò prima essere capace di riconoscere quell’emozione nel momento in cui emerge. Non sempre risulta facile dare un nome a ciò che si prova in una determinata situazione, infatti spesso diciamo: “mi sento strano”, “sono nel pallone”, “non capisco cosa mi stia succedendo”, senza essere capaci di definire nello specifico l’emozione che proviamo.

Coloro che sono capaci di controllare le proprie emozioni riescono a riprendersi più velocemente dalle situazioni di difficoltà, mentre chi è privo di questa abilità si trova spesso a combattere con sentimenti tormentosi. Essere capaci di gestire le proprie emozioni non significa essere delle macchine prive di sentimento, significa per esempio controllare l’intensità o la durata dello stato emozionale. Prendiamo la rabbia che di tutti gli stati d’animo, secondo gli studi, è il più difficile da controllare. Dolf Zillmann, psicologo della Alabama University, ha scoperto che uno dei fattori universali scatenanti della rabbia sarebbe la sensazione di trovarsi in pericolo. Il segnale di pericolo può venire sia da una vera e propria minaccia fisica (l’automobilista che non rispetta lo STOP e ci taglia la strada) sia da una minaccia simbolica all’autostima o alla dignità della persona, quando ad esempio ci sentiamo trattati in maniera ingiusta o sgarbata o quando veniamo insultati e umiliati. Esistono diverse strategie per disinnescare lo stato di rabbia. La prima consiste nel fermarsi sui pensieri che la innescano e metterli in discussione. Lo scoppio d’ira viene infatti generato da una nostra convinzione, da un nostro giudizio. Nel caso dell’automobilista che ci taglia la strada saremo sicuramente portati a pensare le peggiori cose su quella persona e sul suo comportamento e queste alimenteranno lo stato di collera. Provare a pensare che forse l’automobilista non ci ha visto o che magari portava qualcuno all’ospedale, insomma avere un atteggiamento più possibilista e una certa apertura mentale, aiuta a mitigare la collera. Il secondo sistema è quello di raffreddarsi fisiologicamente, aspettando che il picco di adrenalina svanisca. Nel corso di un litigio per esempio allontanarsi per fare una passeggiata aiuta a calmarsi. In genere l’attività fisica è un ottimo modo per liberarsi di stati di collera in quanto ci distrae dalla sequenza di pensieri ostili. Infine, uno psichiatra della Duke University, Redford Williams, suggeriva di usare l’autoconsapevolezza per bloccare i pensieri negativi mettendoli per iscritto non appena questi si presentavano. In questo modo i pensieri venivano fissati e potevano essere messi in discussione e rivalutati.