Fino a qualche tempo fa anche a me la domanda “Cosa fai a Capodanno” mandava in crisi.
Sentivo il peso del dover per forza fare qualcosa, di dover festeggiare, di dovermi divertire. E così spesso mi sono ritrovata a cenoni dove ho speso un sacco di soldi, mangiato male e con decine di persone che non conoscevo e alle quali non ho nemmeno rivolto la parola. A feste in piazza, in nottate gelide, travolta dalla folla e con la paura di ricevere qualche bottigliata in testa. Non mi divertivo, non stavo bene e non vedevo l’ora di tornare a casa.

Fortunatamente da circa 10 anni non sento più la necessità di soddisfare le aspettative degli altri. Non ho paura di rispondere alla fatidica domanda in questo modo: “Niente, a Capodanno non faccio assolutamente niente”. Non ho avuto paura in molte occasioni di stare tranquilla a casa a guardare un film, a mangiare quello che volevo e andare a letto anche prima della mezzanotte.

Cosa è cambiato? Semplicemente non mi preoccupo più di quello che possono pensare gli altri e tengo molto di più al rispetto dei miei bisogni che alle aspettative degli altri.

La paura del giudizio degli altri è diffusissima, è un sentimento che si basa essenzialmente su una bassa autostima e sul senso di colpa.

“Che cosa diranno i miei amici?”, “Chissà cosa penserà la gente?”, “Che figura ci faccio?”, “Se non faccio niente penseranno che sono uno sfigato”.

Nell’epoca dei Social poi, dove apparire e ricevere “mi piace” è una priorità, queste paure vengono amplificate e rischiano di sfociare in vere e proprie fobie.

Il giudizio altrui si trasforma così in un bisogno: bisogno del giudizio positivo, di apprezzamento, di approvazione, di sentirsi importanti, di sentirsi speciali, di sentirsi bravi.
Per  ricevere  il  giudizio  positivo  degli  altri  è necessario  però  soddisfare  le  loro aspettative  e per fare questo, molto spesso si tradisce la propria vera natura, si va contro i propri valori, non si rispetti i propri bisogni.

Alla base di questa continua ricerca del giudizio positivo degli altri c’è fondamentalmente  la paura del rifiuto, della solitudine e dell’emarginazione.

Per ricevere approvazione si recitano  parti,  indossano maschere,  utilizzano  comportamenti  lontani  dalla  propria  vera  essenza.
Non si agisce con l’idea di rispettare ciò in cui si crede veramente, ma guidati dalla paura di quello che diranno gli altri.
Mostrando solo una finta facciata non solo si evita di mostrare la propria vera essenza ma soprattutto si instaurano relazioni finte e superficiali e, di riflesso, ci si sente  sempre  più  soli.

Non rispettare se stessi disorienta e fa sentire frustrati, perché tutte le volte che ci si allontana da ciò che si è veramente, tutte le volte che non si rispetta la propria unicità per adeguarsi ai desideri, alle convinzioni, alla volontà degli altri, ci si condanna ad una vita di infelicità.

Ma come ci si può liberare del giudizio degli altri? Io ci sono riuscita nel momento in cui ho iniziato a lavorare per scoprire chi sono veramente, per costruire un’identità solida, per rafforzare la mia autostima e vivere in linea con i miei valori e nel rispetto dei miei bisogni. E’ necessario liberarsi del personaggio che mettiamo in scena nella vita di tutti i giorni. Compiere un viaggio che abbia come meta la scoperta di come siamo fatti veramente, di quali sono le nostre caratteristiche più autentiche, quelle che ci hanno accompagnato fin dal principio anche se sono rimaste nascoste dentro di noi. Se vogliamo diventare protagonisti della nostra esistenza dobbiamo fare pulizia, toglierci di dosso ciò che non ci appartiene, liberarci di tutti gli orpelli morali, di tutte le identificazioni che abbiamo costruito come corazze, delle convinzioni assimilate dall’esterno e iniziare un viaggio nelle profondità del nostro mondo interiore, negli abissi della nostra personalità.

Voglio chiudere questo articolo raccontandoti una storia.

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “guardate quel ragazzo quanto è maleducato, lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”.
Allora la moglie disse a suo marito: “non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”.
Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “guardate che svergognato quel tipo, lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”.
Allora presero la decisione di far salire la moglie,  mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!
Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena”.
Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: guarda quei tre idioti: “camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”

Troveremo sempre sulla nostra strada persone pronte a criticarci e giudicarci ma, nel momento in cui avremo una solida identità e sceglieremo di diventare persone integre e congruenti, niente potrà ferirci o impedirci di vivere nel rispetto di noi stessi. Per cui se in questi giorni stai pensando a cosa fare a capodanno anche se in realtà hai solo voglia di stare a casa con il tuo cane, a mangiare pizza e guardare la TV, non avere paura di dire: “Niente, a capodanno non faccio niente!”.