Quando un bambino prova a muovere i primi passi e cade (un bambino cade mediamente duemila volte prima di riuscire a camminare) o prova a pronunciare una parola e sbaglia, viene comunque incoraggiato a riprovare. Sappiamo tutti che quegli errori sono delle tappe fondamentali del processo di crescita.
Con il tempo però questo atteggiamento costruttivo nei confronti dell’errore si perde.
A scuola il bambino comincia a vedere sottolineati in rosso i propri errori, il rimprovero si sostituisce all’incoraggiamento e l’errore comincia ad essere associato alla vergogna e all’umiliazione.

È per non provare più queste spiacevoli sensazioni che rifuggiamo l’errore e viviamo nella paura di sbagliare e di fallire.
Paura che porta molte persone a rinunciare ai propri sogni o ai propri obiettivi: preferisco rinunciare piuttosto che fare e rischiare di sbagliare, fallire e stare male.

I benefici del fallimento

J. K. Rowling, scrittrice inglese di fama mondiale, autrice della saga di Harry Potter, fu chiamata nel 2008 dall’università di Harvard a pronunciare un discorso durante la cerimonia di laurea.
La Rowling dedicò una parte del suo discorso proprio ai benefici del fallimento, raccontano le difficoltà che ha dovuto affrontare prima di diventare una scrittrice affermata.

[…]  fallire ha voluto dire spogliarsi dell’inessenziale. Ho smesso di fingere di essere qualcos’altro se non me stessa e ho iniziato a indirizzare tutte le mie energie verso la conclusione dell’unico lavoro che per me aveva importanza. […] Fallire mi ha dato una sicurezza interiore che mai avevo raggiunto superando gli esami. Fallendo ho imparato cose su me stessa che non avrei mai imparato in un altro modo. Ho scoperto che ho una volontà forte, e più disciplina di quanto avessi pensato; ho anche scoperto che avevo amici veramente inestimabili. […] È impossibile vivere senza fallire in qualcosa, a meno che non viviate in modo così prudente da non vivere del tutto – in quel caso, avrete fallito in partenza.

Un’opportunità per conoscersi, imparare e trovare nuove soluzioni

È attraverso il fallimento che possiamo portare avanti il fondamentale processo di autoconsapevolezza, scoprendo i nostri limiti e le nostre potenzialità.

Il fallimento ci spoglia delle nostre corazze, ci mette a nudo, ci rende vulnerabili, permettendoci di guardarci dentro senza filtri e difese.

Secondo il filosofo francese Charles Pépin, autore del libro “Il magico potere del fallimento”, fallire è un modo per imparare più rapidamente, per mettere alla prova la nostra volontà, il nostro carattere, e ci dà la possibilità di riflettere su noi stessi per reinventarci.
Inoltre, sostiene Pépin, fallire ci consente di mettere alla prova i nostri desideri per capirne l’importanza: insistere a perseguire i propri sogni, anche a dopo molte  sconfitte, significa che l’obiettivo è davvero importante, è davvero ciò che vogliamo a qualunque costo.

Fallire non vuol dire mancare i propri obiettivi, bensì trovare un’altra strada per raggiungerli.
L’importanza del fallimento è evidente anche sotto questo aspetto. Nel momento in cui ci rendiamo conto che una via non va bene, e non è adatta a noi, la cambiamo per individuarne una migliore.

Per quale ragione non siamo in grado di arrivare a un traguardo? La meta in questione è inaccessibile, o semplicemente la nostra aspirazione non è poi così forte? Una simile riflessione ci serve per elaborare nuove destinazioni.

Un problema culturale

Non riconoscere che il fallimento possa essere un momento di crescita è in primis una questione culturale. L’approccio americano, per esempio, è molto diverso e può essere riassunto con il pensiero di Jeff Bezos, fondatore e presidente di Amazon:

“Il fallimento e l’innovazione sono gemelli inseparabili. Per innovare bisogna sperimentare e se si sa in anticipo che le cose andranno bene non è una vera sperimentazione”.

In Italia non esiste la cultura della sconfitta, lo vediamo quotidianamente nel mondo dello sport, dove la vittoria sembra essere l’unico parametro per misurare il successo o l’insuccesso di una atleta o di una squadra. Allo stesso modo nella scuola o nel mondo del lavoro si viene considerati persone di successo solo grazie ai bei voti o ai titoli.

Come imparare ad accettare il fallimento

  1. Per imparare ad accettare il fallimento è necessario innanzitutto sviluppare una buona tolleranza alla frustrazione, imparando a stare e ad accogliere le emozioni spiacevoli, senza sfuggirle o negarle, sviluppando quella che la psicologa americana Susan David chiama “Agilità Emotiva.
  2. Abbandonando l’idea del tutto e subito, comprendendo che la realizzazione dei nostri sogni e la soddisfazione dei bisogni non è qualcosa di automatico ma richiede tempo, impegno e fatica.
  3. Non sentirsi all’altezza delle aspettative, avere paura di deludere gli altri o del loro giudizio, sono sintomi di bassa autostima. Per imparare ad accettare errori e fallimenti è fondamentale lavorare per accettare sé stessi, le proprie debolezze e fragilità. Un persona con una sana autostima è capace di mantenere un certo equilibrio di fronte a successi, fallimenti, approvazioni o critiche.

  4. Imparando a “leggere” l’errore o la sconfitta nella maniera corretta, ritrovando quella purezza e quella leggerezza del bambino che cade migliaia di volte prima di imparare a camminare. Analizzando il fallimento per trasformarlo in una preziosa lezione.