Perché è fondamentale allenare la resilienza

Quando si parla di esempi di resilienza, Alex Zanardi è uno di quelli di cui non si può fare a meno di parlare.

Il 15 settembre 2001, il pilota bolognese fu vittima di un pauroso incidente che cambiò per sempre la sua vita. Durante una gara di CART sul circuito tedesco del Lausitzring la sua monoposto viene centrata in pieno da un’altra vettura. Nell’impatto, avvenuto a 320 km/h, perde entrambe le gambe. Zanardi viene portato in elicottero all’ospedale di Berlino in condizioni gravissime. Il 31 ottobre 2001 – dopo un mese e mezzo di ricovero e 14 interventi chirurgici – Alex Zanardi viene dimesso dalla clinica tedesca e inizia la sua seconda vita. Il pilota, non solo in breve tempo torna alle corse, ma inizia a praticare il paraciclismo arrivando a vincere ben 4 medaglie olimpiche tra il 2012 e il 2016.
Nel 2017 compie un’altra impresa: partecipa all’Iron Man delle Hawaii, percorrendo i 3,8 km di nuoto, i 180 km di ciclismo (su handbike) e i 42,195 km di corsa su carrozzina olimpica, in meno di nove ore.

Zanardi del suo incidente parla così:

”Perdere le gambe è stata la cosa migliore che mi potesse capitare, perché mi ha permesso di fare cose che altrimenti non avrei mai fatto”.

La resilienza è appunto la capacità di far fronte in maniera positiva eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

L’errore che si commette leggendo storie di resilienza come quella di Zanardi è pensare che siano casi isolati, situazioni straordinarie, persone con una rara capacità di reagire alle avversità. In realtà questo tipo di comportamento, questa capacità di affrontare le difficoltà e trasformarle in qualcosa di positivo, è assolutamente normale.

E’ quello che sostengono gli psicologi Richard Tedeschi e Lawrence Calhoun, che negli anni ’90 hanno coniato il termine crescita post-traumatica per descrivere i casi di persone che avevano vissuto una profonda trasformazione mentre affrontavano diverse tipologie di trauma e situazioni di vita difficili.
La ricerca ha rivelato che circa il 70% dei sopravvissuti ad un trauma ha riportato una crescita psicologica positiva.

 

Il 70%!!! La maggior parte delle persone dopo un trauma diventa una persona migliore.

Secondo gli studi di Tedeschi e Calhoun, la crescita dopo un trauma può assumere forme diverse: una maggiore riconoscenza verso la vita, l’individuazione di nuove possibilità per la propria esistenza, relazioni interpersonali più gratificanti, una vita spirituale più ricca e una connessione con qualcosa di più grande, un senso di forza interiore. Inoltre le esperienze traumatiche generalmente portano a maggiore empatia ed altruismo, rappresentando una motivazione in più per agire nell’interesse degli altri.

In sostanza questi studi confermano la teoria che sostiene che resilienti si nasce, che questa forza di reagire in maniera positiva a situazioni di difficoltà è qualcosa che fa parte dei nostri geni. Questo almeno fino ad oggi.
Non possiamo però sottovalutare il fatto che

nella nostra società si registra un progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali degli individui.

A lanciare l’allarme è Pietro Trabucchi, psicologo, docente universitario, famoso per i suoi studi e i numerosi libri sulla resilienza. Secondo Trabucchi ci sono diversi fattori sociali e culturali (il troppo benessere, la cultura digitale, una maggiore propensione al consumo, il multitasking, etc.) che stanno erodendo e limitando lo sviluppo delle nostre risorse interiori, compresa la resilienza. Secondo Trabucchi infatti “la cultura plasma il cervello”. 

La buona notizia è che la resilienza può essere potenziata con l’allenamento. Il bello della resilienza è che si tratta di una risorsa complessa, che si sviluppa lavorando e allenando alcune specifiche capacità. Le principali sono:

– l’ottimismo
– la forza di volontà
– la gestione delle emozioni
– la motivazione
– la flessibilità
– l’impegno e la perseveranza.

E’ agendo su questi fattori che rafforziamo la nostra resilienza, cambiando il nostro modo di pensare e di agire.

In sostanza per far si che la resilienza continui ad essere trasmessa con i nostri geni, dobbiamo assumerci la responsabilità di tenerla viva. La società moderna ci offre infatti sempre meno possibilità di svilupparla e ci spinge sempre più verso la pigrizia mentale. Solo scegliendo di lavorarci, allenandola, possiamo garantire la sua sopravvivenza e di conseguenza anche la nostra.

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