Come eliminare le preoccupazioni che creano ansia

“Le preoccupazioni sono come un tapis roulant: ti stancano, ma non ti portano da nessuna parte” J. Picoult.

L’ansia è lo stato d’animo che sento più spesso nominare dalle persone. Ansia per l’esame o l’interrogazione, per il futuro incerto, di prendere l’aereo, dei cambiamenti, ansia da prestazione, ansia di arrivare in ritardo etc.
Alla base di tutti i tipi di ansia c’è di fatto una preoccupazione, una paura. La paura scatena uno stato di agitazione, di ansia appunto, che ha la funzione di focalizzare l’attenzione su un pericolo imminente costringendo la mente ad escogitare un modo per affrontarla, ignorando temporaneamente qualsiasi altra cosa. La reazione fisiologica che sta alla base della preoccupazione è dunque l’attenzione ad un potenziale pericolo. Per questo è un’emozione che ha svolto un ruolo fondamentale ai fini della sopravvivenza nel corso dell’evoluzione.

Quando l’ansia svolge un ruolo funzionale ci consente di impegnarci in tutte quelle attività che non svolgiamo con interesse ma che dobbiamo portare a termine. Studiare per un esame poco interessante, svolgere il proprio lavoro con impegno, rispettare una scadenza ma anche semplicemente uscire di casa in tempo per prendere l’aereo o il treno diventerebbero azioni pressoché impossibili se non vi fosse una spinta sottostante di ansia da prestazione.
Quando l’ansia assolve alla sua naturale e universale funzione, e ha quindi un ruolo positivo, tutto va bene, il problema sorge quando le preoccupazioni diventano croniche e ripetitive e continuano a riciclarsi all’infinito senza mai far intravedere una soluzione positiva. In questi casi le preoccupazioni sono incontrollabili e spuntano dal nulla generando un’ansia costante che porta la persona a considerare il problema da un’unica prospettiva. Quando questi stati d’ansia persistono e le preoccupazioni sfuggono ad ogni controllo possono sfociare in veri e propri disturbi ansiosi quali fobie, ossessioni e compulsioni, attacchi di panico.

Le preoccupazioni seguono uno schema ben preciso, si tratta di qualcosa che raccontiamo a noi stessi, nella maggior parte dei casi pensieri catastrofici o visioni di terribili tragedie. Thomas Borkovec, psicologo della Pennsylvania University, ha scoperto alcune misure che possono aiutare a controllare la tendenza alla preoccupazione. Si parte sempre dall’autoconsapevolezza, dal riconoscere cioè gli episodi che generano la preoccupazione, coglierli non appena emerge l’immagine catastrofica che innesca l’ansia e soprattutto identificare il flusso di pensieri che l’accompagnano. Una volta individuati i pensieri che alimentano lo stato d’ansia è necessario metterli in discussione, assumendo un atteggiamento critico verso di essi, domandandosi per esempio: quante probabilità ci sono che l’evento catastrofico si verifichi? Quali alternative esistono al fatto che l’evento si possa verificare? È utile rimuginare su questi pensieri? Tra cinque anni sarò ancora preoccupato per questa cosa? Questo atteggiamento nei confronti dei propri pensieri frenerebbe l’attivazione dello stato d’ansia inibendo l’innesco della preoccupazione da parte del nostro cervello. Borkovec sottolinea come mettere in discussione un pensiero contemplando altri punti di vista ci vieta inconsciamente di considerarlo vero e di accertarlo.

Mettere in atto strategie o praticare esercizi anti ansia non sempre risulta semplice quando queste situazioni sono ben radicate. Per questo risulta spesso utile rivolgersi ad un counselor o ad un coach che possono guidarci in primis verso l’auto consapevolezza e poi a gestire l’ansia o lo stato emotivo che vogliamo controllare. È bene non sottovalutare e aspettare che questi stati si cronicizzino e diventino qualcosa di più serio e difficile da affrontare.

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