Come la mente ti inganna quando devi prendere una decisione

Ognuno di noi prende in media 35.000 decisioni al giorno.
Sarebbe impossibile,e in certi casi inutile, per il nostro cervello applicare a ciascuna di queste scelte un ragionamento analitico e razionale, ci vorrebbe troppo tempo e uno sforzo cognitivo enorme.
Per questo, nella maggior parte dei casi, quando dobbiamo prendere una decisione utilizziamo le cosiddette euristiche, delle scorciatoie mentali che ci permettono di arrivare ad una decisione in tempi brevi e con poco sforzo. Il problema delle euristiche è che, in molti casi, producono dei bias, cioè degli errori di giudizio, delle trappole, che ci conducono a scelte sbagliate.
Questo perché, per semplificare, basiamo le nostre decisioni sostanzialmente su due criteri: scegliamo l’opzione che ha già funzionato in passato oppure quella che ci è più familiare.

Uno dei bias più frequenti è indubbiamente quello detto di conferma, ovvero la tendenza della mente umana ad ignorare tutto ciò che è in contrasto con la sua opinione. Quando cadiamo in questa trappola siamo portati per esempio a vedere ovunque riscontri della nostra ideologia politica e religiosa. Il bias di conferma è un atteggiamento negativo inconscio delle persone, è semplicemente un tentativo del cervello di risparmiarsi l’elaborazione di nuove informazioni, guardando a quelle che già possiede. Bisogna avere una capacità di pensiero critico molto sviluppata per non cadere in questo tranello e avere quindi l’abilità di valutare le informazioni in maniera razionale ed oggettiva.

Questa modalità di elaborare le informazioni velocemente e senza troppo sforzo si è rivelata molto utile nel corso dell’evoluzione della specie per la sopravvivenza dell’uomo.
Pensiamo ai contesti rischiosi e pieni di pericoli in cui l’homo sapiens si trovava a vivere quotidianamente. A quell’epoca ed in quegli ambienti selvaggi, le decisioni dovevano essere rapide ed efficaci, in molte situazioni che venivano percepite come minaccia o pericolo non ci si poteva fermare a pensare ad ogni strategia migliore da utilizzare, ma bisognava agire rapidamente arginando per quanto più possibile i rischi.

Oggi non ci troviamo quotidianamente ad affrontare rischi e pericoli, ma utilizziamo comunque nella maggior parte dei casi ci troviamo a prendere decisioni secondo la modalità euristica.

Esistono decine di euristiche che ci ritroviamo ad utilizzare in maniera inconsapevole, vediamo qualche esempio.

Giorgio fa parte di un gruppo di 100 persone, delle quali 30 sono ingegneri e 70 avvocati.
Giorgio è timido, riservato, taciturno, burbero, non ama parlare in pubblico, non ha senso dell’umorismo.
E’ più probabile che Giorgio sia un ingegnere, un avvocato, o la probabilità è la stessa nei due casi?

Se hai risposto ingegnere significa che hai utilizzato l’euristica della rappresentatività, cioè la tendenza a classificare e categorizzare un oggetto, una persona, una situazione attraverso il criterio di somiglianza o l’utilizzo di stereotipi.
Si attribuiscono caratteristiche simili a oggetti, persone, situazioni simili, spesso ignorando informazioni che dovrebbero far pensare il contrario e trascurando il calcolo della probabilità.

Nell’esempio qui sopra, è più probabile che Giorgio sia un avvocato, poiché il rapporto nel gruppo di persone esaminato è di 1 ingegnere ogni 7 avvocati, ma si è più portati a focalizzare l’attenzione sulla descrizione, poco simile allo stereotipo dell’avvocato, perdendo di vista il dato statistico che era l’unica informazione davvero importante per dare una risposta corretta.

Ti sei mai chiesto perché la maggior parte delle persone ha più paura di morire per la caduta di un aereo o per un attacco terroristico piuttosto che per un incidente automobilistico?
Gli incidenti in auto uccidono ogni anno molte più persone rispetto agli attentati terroristici o la caduta di aerei, ma il rilievo mediatico che questi eventi hanno, provocano nelle persone un impatto emotivo molto forte. Quando si tratta di valutare la probabilità che eventi futuri si verifichino utilizziamo l’euristica della disponibilità, che si può sintetizzare con la frase: più facile da ricordare più probabile che si verifichi. In pratica ogni individuo è influenzato dalle esperienze di vita che riesce a ricordare, pertinenti con la previsione da fare. Più emotivamente coinvolgenti e semplici esse sono state, più avranno un ruolo prevalente nel determinare la previsione, eliminando così la valutazione di probabilità oggettiva.

Spesso le nostre decisioni sono influenzate dal modo in cui sono presentate le diverse opzioni o i dati di un problema.

Se ti venisse proposto di vincere 900€ subito oppure 1.000€ con il 90% di probabilità. Cosa sceglieresti?
Statisticamente prendereste il malloppo da 900€ senza pensarci troppo.

E se invece dovessi scegliere tra perdere 900€ subito oppure perderne 1.000 con il 90% di probabilità?
Molto probabilmente accetteresti il rischio di perdere 1.000 confidando in quel 10% di probabilità di non perdere.

In sostanza se le opzioni sono presentate in termini di possibili benefici e conseguenze positive preferiamo situazioni certe, se invece le opzioni sono presentate in termini di possibili perdite e conseguenze negative preferiamo situazioni rischiose.

Durante un test, circa 150 soggetti hanno assistito alla visione di un filmato di un incidente automobilistico e alla fine del video sono stati divisi in due gruppi per ipotizzare la velocità dei veicoli.

Al primo gruppo è stata posta la domanda:
“A che velocità andavano le auto quando si sono fracassate?”
Al secondo gruppo è stato chiesto:
“A che velocità andavano le auto quando si sono urtate?”

La maggior parte dei componenti del primo gruppo ha definito le auto più veloci (circa 50 km in più) rispetto a quelli del secondo gruppo.

Basta una sola parola per influenzare le nostre percezioni e di conseguenza le nostre scelte.

Le euristiche consentono al nostro cervello di lavorare in modalità di risparmio energetico, ci fanno scegliere rapidamente e con poco sforzo, ma spesso ci inducono ad errori di valutazione e ci portano ad abusare di stereotipi e generalizzazioni. Liberarsene è pressoché impossibile perché, come abbiamo visto, fanno parte della nostra natura, sono nel nostro DNA da secoli, ma sapere che esistono e capire come funzionano può aiutare a prendere decisioni più consapevoli ed efficaci.

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