I 3 fattori chiave della vittoria del Portogallo

Resilienza, leadership e spirito di squadra, sono queste tre caratteristiche che hanno permesso al Portogallo di avere la meglio sulla Francia nella finale dell’Europeo qualche giorno fa.

RESILIENZA
Secondo lo psicologo dello sport Pietro Trabucchi “la resilienza è è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino”.
Si tratta sostanzialmente della capacità di far fronte alle difficoltà e a gli eventi negativi in maniera efficace  e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita.
Una caratteristica che senza dubbio ha dimostrato di avere Eder, il giocatore che con il suo gol ha deciso la finale dell’Europeo. Eder veniva da una stagione travagliata, ingaggiato dallo Swansea, squadra della Premier League inglese, non segna e non convince. A Gennaio viene mandato in prestito in Francia, nel Lille, dove comincia a lavorare con la Mental Coach Susana Torres (alla quale dedicherà il gol segnato in finale). Grazie al lavoro svolto con la Torres, Eder ritrova sicurezza in se stesso, ricomincia a segnare guadagnandosi così la fiducia dell’allenatore del Portogallo, Fernando Santos, e la convocazione in nazionale. Prima della finale aveva giocato appena 13 minuti nel torneo ma alla fine la sua preparazione mentale e il suo continuare a crederci, lo hanno portato a segnare il gol più importante della sua vita e a mettere la firma in uno degli eventi più importanti della storia sportiva del suo paese.

“Eder è la prova vivente che il mental coaching può davvero cambiare la carriera di un calciatore. Sapevo che avrebbe segnato contro la Francia: ha una forza mentale incredibile”. Susana Torres

LEADERSHIP
Se la resilienza è una caratteristica che tutti possediamo dalla nascita e chi più chi meno sviluppa nel corso della propria vita, il ruolo di leader è qualcosa che solo in pochi riescono a conquistare. Non ci si autoproclama leader, si viene riconosciuti dagli altri. E questo riconoscimento lo ottieni quando sei un buon esempio per gli altri, quando sei una persona carismatica, forte mentalmente, affidabile, rispettosa e rispettabile, quando tratti i tuoi compagni come tuoi pari e dai loro fiducia. Quella fiducia che Cristiano Ronaldo durante la partita con la Polonia, al momento dei calci di rigore, ha dimostrato apertamente al suo compagno di squadra João Moutinho. Il giocatore era andato dal suo allenatore per dirgli che non se la sentiva di tirare il calcio di rigore, a quel punto Ronaldo interviene e dice al giocatore “Hey! Vieni a tirare. Tu li tiri benissimo! Se perdiamo così…pazienza! Dai forza, sii forte! Tu sai tirare benissimo!“.
In finale il capitano portoghese da dovuto abbandonare tra le lacrime il terreno di gioco per infortunio dopo appena 20 minuti dall’inizio della partita ma, dalla panchina, non ha comunque mai fatto mancare il suo sostegno e il suo incitamento ai compagni. Ronaldo sa che in una finale di una competizione di altissimo livello come l’europeo basta un piccolo dettaglio per vincere. Così, nell’intervallo, va da Eder gli dice “Entrerai tu e segnerai il gol della vittoria”.

CULTURA DI SQUADRA
Quando Ronaldo si è infortunato e ha dovuto abbandonare la partita sembrava che le già poche chance di vittoria del Portogallo si fossero ridotte ulteriormente. E invece i giocatori hanno dimostrato una compattezza, un orgoglio e una convinzione così forte da condurli alla vittoria. Come dice Rainer Martens (uno dei più grandi psicologi dello sport) “Quello che molti allenatori non capiscono e che impedisce loro di raggiungere il successo, è la loro incapacità di educare ad una corretta cultura di squadra. Invece, spendono tutte le loro energie per sviluppare abilità fisiche e pianificare le strategie più spettacolari per le competizioni alle quali si preparano”.

Lo “psico dramma” dell’Italia ai rigori contro la Germania ci ha mostrato chiaramente come a certi livelli sia assolutamente fondamentale curare l’aspetto mentale dei giocatori. La vittoria del Portogallo è l’ulteriore conferma che spesso, nello sport, sono fattori mentali e relazionali a fare la differenza.

 

Share

Lascia un commento

Your email address will not be published.